La sopravvivenza è l'arte più antica praticata dall'uomo (e da tutti gli esseri viventi), dove per arte intendiamo un abilità o serie di abilità sviluppate dall'essere in questione, funzionali al restare in vita il più a lungo possibile.

La sopravvivenza corrisponde alle condizioni di vita di un soggetto che, posto in un ambiente aggressivo, prolunga per un tempo limitato il periodo che lo separa dalla morte.

Man mano che l'uomo vive sempre più per e con la macchina, che il suo cervello si affida sempre più alle meraviglie di un elettronica sempre più perfetta, egli dimentica, senza rendersene conto, di cercar di capire e di mantenere in funzione quella che resterà sempre la più meravigliosa delle macchine: il proprio organismo.

La sola macchina capace di salvare se stessa, la sola capace di adattarsi a qualunque cosa, con tanta maggior facilità quanto più il suo proprietario avrà avuto cura di esplorarla, di comprenderla, di addestrarla, di metterla alla prova. 

La sopravvivenza è una questione di bisogni, e prevedere come soddisfare questi bisogni può essere utile alla nostra sopravvivenza. 

Come agire in sintonia con la natura e facendo buon uso di ciò che ci offre, apprezzandone le infinite risorse.

L'uomo, "la scimmia nuda", l'animale in pericolo fin dalla creazione, è sempre sotto qualche minaccia, anche il più tranquillo, il più protetto di tutti noi.

E in tutto questo può l'uomo essere più nobile di ciò che lo uccide?

Forse, ma se sopravvive aggiunge alla sua nobiltà un'altra dote che lo innalza su tutto; una prodigiosa capacità di adattamento e di coraggio.